Dicono di me
"Il solo vero viaggio [...], non lo si fa con l'andare verso nuove terre, ma con l'avere occhi diversi" scriveva Marcel Proust.
I lavori di Veronica Vallini nascono dal profondo desiderio di andare al di là del tangibile, per cogliere ed esprimere, con il suo sentire, la densità degli aspetti più ignoti e sfuggenti di tutto quello che si offre allo sguardo sottraendosi a esso. Studiando e interrogando costantemente il medium fotografico, l’artista propone visioni e interpretazioni, sospese tra sogno ed evocazioni, in cui la realtà oggettiva e soggettiva, l’interiorità e l’esteriorità si fondono e si sintetizzano perfettamente in un sentimento di straniamento. La ricerca artistica di Veronica Vallini investe memorie, esperienze personali, emozioni allo stato puro, luoghi e cose muovendosi su una linea di confine che delimita spazi infiniti e illimitati, in cui sembra di percepire il suono dei silenzi e delle vastità, abissali e quasi palpabili, che regnano nei fondali oceanici. Ci inoltriamo così nel meccanismo di un gioco aperto a mille possibilità, nell'incanto di un viaggio virtuale, con transito ad una verità “altra”, ricca di lontane e pulsanti atmosfere, che non finisce mai di stupire.
Francesca Londino (2009)


"Veronica Vallini coglie, con i suoi scatti fotografici, le tante parvenze del libero spirito acquatico. Tramite l’obiettivo ne insegue le piroette, le evoluzioni in bolle e gocce, il rapido  sparire in gorghi silenti. Tinte accese evidenziano la fugacità di forme e consistenze destinate a eclissarsi senza lasciare tracce, come il vapore leggero che assedia vitrei scoscendimenti o le scie zigzaganti che sembrano cercare la scorciatoia per ricongiungersi al cielo."
Daniela  Madonna (2008)


"Le fotografie di Veronica Vallini mostrano solamente un’impercettibile traccia del loro essere ritratti di “oggetti comuni”, mascherando quell’identità quotidiana dietro luci, ombre e colori, si fanno “immagini di una metafisica e di una vitalità velate dalla polvere del quotidiano”.
Prendono vita così astrazioni cromatiche di oggetti alterati dalla sensibilità creativa della giovane fotografa, che racconta con il suo obiettivo un mondo altro. La sua ricerca fotografica si incentra sul substrato del mondo reale, portando alla luce oggetti da sempre esistiti  e procurando loro differenti connotazioni cromatiche a tal punto da renderli difficilmente riconoscibili. Il fruitore è così guidato alla ricerca delle sue proprie percezioni, per lasciare che il suo sguardo si intrometta in quello dell’obiettivo dell’artista, che lontana da manipolazioni digitali postume, racconta la sua storia."
Flavia Montecchi (2009)


"Le fotografie di Veronica sono una testimonianza di come siano le piccole cose a dare colore alla vita quotidiana. La fotografa (che ha deciso di non avvelersi del potente ausilio di Photoshop) infatti riutilizza oggetti e luci naturali, sfruttando inquadrature molto ravvicinate e talvolta inserendo gli oggetti nel buio illuminandoli in modo particolare. Le sue operazioni hanno il fine di realizzare delle immagini di grande bellezza e vitalità, che offrono un'alternativa al grigiore della banalità e della routine. In questo modo l'artista dimostra come basti solo un po' di fantasia e di attenzione ai dettagli che ci circondano per riconsiderare la realtà che ci circonda: il quotidiano può così diventare fantastico."
Fiordalice Sette (2010)

"Solo immagini, istanti, scorci, persone, vuoti bianchi ed intensi, lacrime nere e qualche foto.
Veronica Vallini esplora punti di vista inesplorati, sfrutta soggetti fotografici non sfruttati, evoca memorie individuali mai evocate prima e cattura l'occhio dell'osservatore con impressionanti invenzioni compositive ed un uso lucido, sottile, delicato, profano del colore.
Estranea, quasi immune dal citazionismo che oggi, spesso, sembra ammanettare la fotografia digitale, libera dai temi più ingenui, rapida Veronica si insinua. Si insinua nei rettangoli in 3:2 che, trasparenti per chi non ha occhi per vedere, descrivono piccoli mondi inesplorati e coloratissimi negli angoli più angusti.
Una profonda e dettagliata conoscenza della tecnica fotografica si scioglie in un arte che assorbe completamente.
Con la reflex in mano Veronica sembra quasi scomparire, si pone come osservatrice neutra nello spazio ma determinante nell’arte, assente per il soggetto ripreso ed urlante nel ritratto che brucia il sensore.
La fotografia torna a rubare l’anima.
Non importa dove, c'è sempre la foto che vale la pena scattare: poesia scolpita nella luce."
Mitchell Broner Squire (2007)