Patafisica?
Ho capito di essere una scienziata la prima volta che ho letto questa definizione:
la patafisica è la “SCIENZA DELLE SOLUZIONI IMMAGINARIE, che accorda simbolicamente ai lineamenti le proprietà degli oggetti descritti per la loro virtualità”.
La patafisica quindi studia e analizza non le regole ma le eccezioni!
Questa favolosa scienza viene svelata al mondo nel 1911 quando viene pubblicato postumo “Gesta e Opinioni del Dottor Faustroll, Patafisico. Romanzo neo-scientifico” di Alfred Jarry.

Se si volesse ottenere una definizione di fotografia patafisica bisognerebbe cercarla in foto che vadano oltre la realtà sovvertendola e creandone una nuova, partire dall’iper-reale per raggiungere un’estrema fantasia, superare gli archetipi che conosciamo e plasmare nuove visoni.
Uno degli esempi più citati di questo tipo di fotografia è “Le Violon d'Ingres” di Man Ray.

Attualmente la mia ricerca si sta focalizzando (o meglio sembra che le mie foto abbiano deciso di focalizzarsi) su questi assiomi della patafisica:
  • La patafisica pone sullo stesso piano di equivalenza l'infinitamente grande e l'infinitamente piccolo.
  • Non crede nel valore assoluto delle contrapposizioni convenzionali: bello e brutto, spirito e materia, bene e male, vita e morte, bianco e nero ecc.; eppure le comprende tutte.
  • Non persegue alcuna costruzione chiusa, con pretese totalitarie e definitive, bensì un continuo accrescimento, ed una continua riclassificazione, su basi logiche, dei dati forniti incessantemente dall'esperienza.
  • Non contiene: alcun dogma o limitazione, intolleranza o fine ultimo o riduzionismo, né alcuna formula pretenziosamente definitiva, sintetica e globale.